rivista telematica di politica e cultura
N. 1, aprile 2000, anno X, fasc. 28



Marinella Correggia


L'american way of life: modello socioeconomico e culturale da imitare? La politica Usa: esercizio di una superpotenza che legittimamente domina il pianeta? Insomma gli Stati Uniti d'America, unico paese al mondo che osi definirsi "the best of the best", e che si comporti come il leader del mondo, hanno ragione di farlo?

Purtroppo così paiono pensare i nostri governanti italiani ed europei. E, servi sciocchi, sbagliano. Perché il modello statunitense è aberrante in politica interna quanto in politica estera. Quest'ultima, bisogna essere in malafede -- come appunto i governi europei -- per non vederla: guerre (di bombe e commerciali), sostegno a regimi ingiusti, dominio nelle aree strategiche, embarghi, neoliberismo commerciale e finanziario, accompagnati da un'ipocrita politica "dei diritti umani". Più difficile accorgersi, di qua dall'Atlantico, che anche "in casa propria" il modello Usa è da gettare, da un punto di vista socioeconomico e ambientale.

Prezioso, quindi, ricco di dettagli (e ricchissimo di bibliografia) in un contesto chiaro, è il voluminoso saggio di Valdas Anelauskas. Esso scopre l'America, pardon gli Stati Uniti, da dentro, per quel che sono, passando in impietosa rassegna tutti i settori della vita socioeconomica e politica. E basti l'elenco dei capitoli: Un sistema equo per i ricchi, Le lacrime dei poveri, La condizione dell'infanzia, Lo stato pietoso dell'istruzione, I senzacasa, La violenza e i conflitti razziali, Lo sfruttamento dei lavoratori (Arbeit Match Frei), La fine del welfare, Il lavaggo dei cervelli, La superpotenza canaglia (il termine "stato canaglia" - "rogue state" -- è appioppato dagli Usa a tutti quei paesi che si discostano dall'ordine imperiale...).

Le solite invettive scritte da un criptocomunista antiamericano? Nient'affatto! Valdas Anelauskas, classe 1960, nella sua natìa Lituania fu dissidente nazionalista di spicco e lottò per l'indipendenza del suo paese dall'Unione Sovietica. Nel 1988, come a molti altri dissidenti, gli Usa gli fecero i ponti d'oro perché fuggisse in America come esule. L'appassionante e ampia introduzione di Discovering America As It Is, racconta appunto la vita dell'autore e la sua odissea, fino all'arrivo nella "patria della libertà". Verso la quale Anelauskas era del tutto ben disposto.

Nei primi tempi, anzi, egli legò con esponenti della destra, i più attivi nell'appoggio agli esuli, che furono strumentalizzati nella lotta contro l'Impero del male. Una volta caduta l'Urss, degli esuli negli Us non si è più interessato nessuno. Anelauskas è rimasto comunque là con la famiglia, lavorando come giornalista internazionale con molte difficoltà. E in dieci anni ha "scoperto l'America com'è". Iniziando a pensare che il socialismo - non quello realizzato dall'Urss (ma un pochino anche là, dove "certo la popolazione mancava dei diritti civili e politici, ma almeno in maggioranza vedeva garantiti i diritti economici e sociali") -- non è poi una brutta idea.

Il libro ha una sola "dimenticanza, ma enorme e non ce la spieghiamo: non aggiunge alla lista degli orrori la pena di morte e le condizioni dell'immensa popolazione carceraria, che sono fra le aberrazioni americane più macroscopiche, su cui la stessa Amnesty International -- che nessuno ha mai potuto tacciare di antiamericanismo -- ha costruito una campagna.

Un'altra debolezza del testo riguarda l'insostenibilità ambientale domestica del modello più pesante del mondo, a cui solo si accenna, qui e là: "Io e la mia famiglia abbiamo rifiutato di avere l'auto, in un paese dove la dipendenza da questo mezzo è totale come una droga e la guida senza fine" (anche per la mancanza di un trasporto pubblico efficiente ed economico). Ampia invece è l'analisi delle distruzioni ambientalie umane provocate dagli interventi militari all'estero e dalla politica Usa sul nucleare.

Valdas Anelauskas spera che il suo libro sia letto soprattutto dagli europei, affinché smettano di allontanarsi dalla propria civiltà e di assorbire quella statunitense: "Voglio dire la verità a quelli che, come me dieci anni fa, sono poco informati o plagiati dalla propaganda". Aggiungiamo che il saggio dovrebbe circolare -- a mò diincoraggiamento -- fra i cittadini del mondo che non si rassegnano a un altro secolo o millennio americano. E che vorrebbero fare qualcosa. Cosa? Beh, non è compito di Anelauskas suggerircelo...


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